“Pazzo Cherubino, giocondo viso di rara bellezza, protettore del mio giardino, dimmi, ti ho forse arrecato dolore? “
“Mai, mio signore, le vostre parole furono più errate. “
“Le tue gote sono arrossate, e quella freddezza che intravedo nei tuoi occhi umidi color del ghiaccio, mi lasciano supporre che qualcosa opprime la tua anima. “
“Mio Signore, tu mi hai donato ciò che c'è di più nobile: la saggezza e la conoscenza, per vedere il mondo. La luce, per illuminare di purezza ciò che vedo. L'onore, per essere degno di essere al tuo fianco. E non posso che esserne felice ed orgoglioso. “
“Le tue parole mi rincuorano. Ma se tutto ciò veramente fosse, non staresti nascondendo lacrime traditrici di tristezza. Dissipa i tuoi affanni, fedele compagno. “
“La verità è...che nonostante l'elevatezza di sentimento di cui genuinamente vanto, mi sento incompleto. E questa orribile, lacerante,sensazione di vuoto che mi avvolge e intrappola, lasciandomi devastato, scaturisce dalla FREDDEZZA. Freddi sono i miei occhi, così come il mio cuore. Mio Signore, a che mi serve la bellezza, se nessuno mi può vedere? A che mi serve la nobiltà d'animo se sono solo? Le più divine caratteristiche risiedono in me, ma non conosco il significato della parola amore. Non fosti tu, a donarmi la più vasta e completa conoscenza? Più sono convinto di questo, e più mi dilanio, mi dispero nel vano tentativo di giungere ad una risposta. Altissimo, io sono una delle più belle creature, ma non ho mai sofferto. Vorrei provare la vera sofferenza, eterna presenza del mondo sensibile, tanto odiata dagli esseri umani. Ma la sofferenza rende loro la vita. Loro...così umani e peccatori, portatori di sventure e di odio verso il prossimo, incapaci di clemenza e redenzione, guidati dalla mera illusione. Loro, così dannatamente impuri e perfidi, spinti puramente dalla ricerca di un bene terreno ed inutile, egoisti e millantatori. Eppure loro vivono, le loro perenni vicissitudini, i loro dolori, le loro pene...li rendono vivi, facendoli reagire, svegliandoli, spronandoli!
Quegli esseri vivono, gioiscono, godono, soffrono, reagiscono, piangono, ridono, amano, vengono travolti dalle più intense passioni.
Peccando, essi vivono. Paradosso che si scontra contro i miei insegnamenti. Ed ogni volta che mi immergo in questi folli pensieri, pecco, mio Signore. Pecco, perchè anche io vorrei poter amare, essere travolto dalla più violenta passione, tanto da lasciarti scosso, febbricitante. Soffrire per la più nobile delle cause, donare il mio cuore gelido, e sacrificare la vita, se necessario. Sentire ogni battito pulsare con impeto in ogni parte del mio corpo, vivere di emozioni, ricordi, sentire l'adrenalina scorrermi nelle vene violacee ed essere libero di agire indipendentemente dalle conseguenze.
Pecco mio Signore, perchè vorrei essere come loro, e vivere. “
“Mai, mio signore, le vostre parole furono più errate. “
“Le tue gote sono arrossate, e quella freddezza che intravedo nei tuoi occhi umidi color del ghiaccio, mi lasciano supporre che qualcosa opprime la tua anima. “
“Mio Signore, tu mi hai donato ciò che c'è di più nobile: la saggezza e la conoscenza, per vedere il mondo. La luce, per illuminare di purezza ciò che vedo. L'onore, per essere degno di essere al tuo fianco. E non posso che esserne felice ed orgoglioso. “
“Le tue parole mi rincuorano. Ma se tutto ciò veramente fosse, non staresti nascondendo lacrime traditrici di tristezza. Dissipa i tuoi affanni, fedele compagno. “
“La verità è...che nonostante l'elevatezza di sentimento di cui genuinamente vanto, mi sento incompleto. E questa orribile, lacerante,sensazione di vuoto che mi avvolge e intrappola, lasciandomi devastato, scaturisce dalla FREDDEZZA. Freddi sono i miei occhi, così come il mio cuore. Mio Signore, a che mi serve la bellezza, se nessuno mi può vedere? A che mi serve la nobiltà d'animo se sono solo? Le più divine caratteristiche risiedono in me, ma non conosco il significato della parola amore. Non fosti tu, a donarmi la più vasta e completa conoscenza? Più sono convinto di questo, e più mi dilanio, mi dispero nel vano tentativo di giungere ad una risposta. Altissimo, io sono una delle più belle creature, ma non ho mai sofferto. Vorrei provare la vera sofferenza, eterna presenza del mondo sensibile, tanto odiata dagli esseri umani. Ma la sofferenza rende loro la vita. Loro...così umani e peccatori, portatori di sventure e di odio verso il prossimo, incapaci di clemenza e redenzione, guidati dalla mera illusione. Loro, così dannatamente impuri e perfidi, spinti puramente dalla ricerca di un bene terreno ed inutile, egoisti e millantatori. Eppure loro vivono, le loro perenni vicissitudini, i loro dolori, le loro pene...li rendono vivi, facendoli reagire, svegliandoli, spronandoli!
Quegli esseri vivono, gioiscono, godono, soffrono, reagiscono, piangono, ridono, amano, vengono travolti dalle più intense passioni.
Peccando, essi vivono. Paradosso che si scontra contro i miei insegnamenti. Ed ogni volta che mi immergo in questi folli pensieri, pecco, mio Signore. Pecco, perchè anche io vorrei poter amare, essere travolto dalla più violenta passione, tanto da lasciarti scosso, febbricitante. Soffrire per la più nobile delle cause, donare il mio cuore gelido, e sacrificare la vita, se necessario. Sentire ogni battito pulsare con impeto in ogni parte del mio corpo, vivere di emozioni, ricordi, sentire l'adrenalina scorrermi nelle vene violacee ed essere libero di agire indipendentemente dalle conseguenze.
Pecco mio Signore, perchè vorrei essere come loro, e vivere. “